Noi di OT

“Crediamo in un teatro luogo di crescita culturale e civile in cui si praticano concretamente condivisione, confronto, pratica, riflessione ed emozione. Uno spazio fisico e mentale in cui lo spettatore diventa protagonista, l’attore si mette in ascolto del proprio pubblico e a lui restituisce visioni, racconti, utopie.
Uno spazio aperto in cui artisti con background diversi possono confrontarsi, collaborare e far nascere nuove creazioni artistiche.
Siamo convinti che il teatro non è solo un momento essenziale della crescita culturale di ogni persona, ma può anche diventare un settore in cui realizzare la propria vocazione artistica e professionale”.

Il nostro progetto

Cosa succede se sei giovani (o quasi) volenterosi uniscono le loro menti per creare qualcosa di nuovo nella propria città? Succede che nasce un progetto. Con un obiettivo ben preciso: arricchire la cultura teatrale presente sul territorio. Dare nuove opportunità a chi è sensibile al mondo artistico e non, di formarsi, ricercare, crescere.

Se poi questi giovani (o quasi) provengono da esperienze diverse, la loro interazione non può che essere esplosiva. La diversità, se non distrugge, fortifica … Noi crediamo nella collaborazione tra mondi diversi, arti diverse, che possano dare vita a nuove creazioni artistiche.

Ma non di sole idee si vive. Il nostro progetto si concreta in un’ampia proposta di laboratori formativi di teatro, per qualsiasi età, qualsiasi preparazione artistica, insomma qualsiasi persona, grande o piccina, che abbia la volontà di imparare, mettersi in gioco, sperimentare. Semplicemente crescere, anche a 99 anni.

Offre inoltre una rassegna teatrale che vada a completare quella già presente localmente. Tutto per creare consapevolezza, curiosità e attenzione, fondamentale alla ricostituzione di una cultura che si innesta come necessità nel tessuto sociale.
Il nostro progetto è piaciuto a Fondazione Cattolica Assicurazioni, che sosterrà Orizzonti teatrali nella fase iniziale, perché crede in una possibilità di cambiamento. Crede nell’impresa culturale, che sta emergendo in Italia e in tutta Europa. In quella “cultura 3.0” che “accade soprattutto dove vive e lavora la gente. Creazione collettiva. Non pubblico, ma gente che partecipa a quello che accade in prima persona».

Noi siamo convinti che le arti performative siano un motore di sviluppo importante per la vita delle persone, uno strumento fondamentale nei processi di in­novazione e coesione sociale, di partecipazione attiva, di sviluppo economico.

Il presupposto per realizzare tutto questo è il coinvolgimento, di giovani, adulti e anziani, verso una cultura che sappia diventare identità, anzitutto territoriale, in cui riconoscersi, e riconoscibile all’esterno, con un ritorno non solo di immagine, ma anche economico.

E’ un’opportunità, dunque, non solo per la sfera personale di ognuno, ma per l’economia, la cultura, la comunità di un intero territorio.

Ci piace pensarci come un humus che dà nutrimento, e permette alle piante di crescere, in maniera rinnovata e con diverse caratteristiche, ma tutte mescolate insieme in un grande giardino comune.

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